Baite clean tech, presentati i primi due prototipi
10/02/2011
Per ora sono due, una a Bersone, nella Valle del Chiese, l’altra a Caoria, nel Vanoi (nella foto). Ma presto potrebbero diventare molte di più, fino a 120, e costituire una nicchia di assoluto prestigio e qualità nell’offerta turistica trentina.
Sono le baite clean-tech, al centro di uno specifico progetto che fa capo alla Provincia di Trento e al quale collaborano Trentino Sviluppo, l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler.
L’iniziativa punta al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione di un limitato numero di edifici del patrimonio rurale tradizionale esistente. Un recupero da farsi con l’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative in materia di informazione e comunicazione, di edilizia sostenibile e di energie rinnovabili, per un loro utilizzo a fini turistici e con la proposta di un’offerta ricettiva innovativa, capace di rispondere ad una domanda che è sempre più attenta alle forme di turismo eco-sostenibile.
Il progetto preliminare del recupero delle due baite che fungeranno da prototipo è stato presentato mercoledì 9 febbraio nell'aula magna del Polo universitario "F. Ferrari" di Povo dai due professionisti incaricati di reinterpretare in chiave moderna l’idea di baita trentina: l’architetto Matteo Thun, con studio a Milano, e l’ingegnere Carlo Ratti, che si divide tra Torino e Boston.
Entro il 2012 verrà emanato un bando pubblico per l’individuazione delle altre baite che saranno oggetto di intervento nella seconda fase del progetto.




