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Cresce l’export trentino negli USA, nonostante dazi e protezionismi

L’economia trentina si è contraddistinta in questi ultimi anni per la sua maggiore dinamicità sia rispetto alla ripartizione del Nord-Est, sia rispetto alla media del Paese. Trainati dalla vivacità dei flussi turistici e delle esportazioni, si sono messi in evidenza in particolare i comparti dei servizi commerciali e del manifatturiero, sostenuti in parte dalla domanda interna, ma soprattutto da quella estera. Nei primi 9 mesi del 2018 il fatturato export è stato infatti di 2.902.785.595 di euro in crescita del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Non a caso, lo scorso 22 gennaio il Trentino è stato il primo territorio italiano visitato dal sottosegretario al Commercio Internazionale e all'Attrazione degli Investimenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, Michele Geraci, nell’ambito di un percorso di dialogo del Governo con i sistemi regionali sui temi fondamentali dell’internazionalizzazione e dell’attrazione degli investimenti esteri.

“La Provincia di Trento, con un Pil pro-capite molto elevato e un tessuto imprenditoriale ricco di potenzialità, può rappresentare una sorta di test – ha dichiarato il sottosegretario - i cui risultati potranno essere messi utilmente a disposizione anche al resto del Paese".
Tra i mercati di sbocco più significativi c’è senza dubbio quello statunitense, vero e proprio pilastro dell’export Made in Italy e seconda destinazione dell’export trentino dopo la Germania. Più del 10% delle vendite trentine all’estero è destinato, infatti, agli USA. Nei primi 9 mesi del 2018 vi sono stati esportati beni per 309.102.321 di euro, in crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (291.068.686 di euro), e di cui 307.571.927 di euro (99,5%) appartenenti a prodotti delle attività manifatturiere.

Il 46% (141.701.844 di euro) di questi ultimi è rappresentato da prodotti alimentari, bevande e tabacco, a conferma del ruolo trainante che continua a svolgere l’agroalimentare, con alcune leadership, tra cui quelle dei formaggi, della pasta e del vino. È innegabile infatti, come ha ricordato lo stesso Geraci nel corso della sua visita in Trentino, che "L'Italia è generalmente conosciuta all'estero per il calcio, la moda e il food”.

Tuttavia ha aggiunto che “Qualche partner è consapevole anche del valore del patrimonio industriale e delle nostre eccellenze sul versante scientifico e tecnologico, come quelle trentine; questa consapevolezza va rafforzata e ampliata”.

In particolare, interessanti opportunità si profilano nell’ambito del settore informatico e delle telecomunicazioni (ICT), di cui gli Stati Uniti sono il principale Paese importatore al mondo. La telefonia mobile cellulare (LTE), le piattaforme cloud, le applicazioni mobili, i sistemi di monitoraggio personale, il data mining, l’analisi dati (big data), la sicurezza cibernetica e l’Internet delle cose (Iot), per menzionarne soltanto alcune, sono tecnologie di cui sta esponenzialmente crescendo la domanda, e che accelereranno la crescita del settore ICT negli Stati Uniti creando, di conseguenza, opportunità di vendita anche per le aziende straniere, ed in particolare di quelle trentine che collaborano con il Polo Meccatronica di Rovereto, un hub tecnologico in cui i sistemi di impresa, formazione e ricerca possono interagire per sviluppare progetti innovativi grazie all’interazione tra informatica, elettronica e meccanica.

Proprio il settore meccanico-meccatronico rappresenta già oggi un altro fiore all’occhiello dell’export trentino verso gli USA. Nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2018 il fatturato export verso gli Stati Uniti in questo comparto, tra macchinari e apparecchi e mezzi di trasporto, è stato di ben 132.558.178 di euro (quasi il 43% del totale), nonostante le misure protezionistiche varate dall’amministrazione Trump.

Gli Stati Uniti infatti mostrano una invariata propensione all’import e la bilancia economica rimane nettamente a favore delle imprese trentine, considerato che ad oggi le conseguenze dei dazi sull’Italia restano limitate.

Tuttavia, non sono da escludere conseguenze a lungo termine derivanti dalle crescenti politiche protezionistiche nel mondo e dallo scontro per la supremazia tecnologica. Qualità, innovazione e preparazione sulle esigenze dei diversi mercati di destinazione, emergono perciò come fattori strategici su cui investire.

Infine merita un riferimento anche il settore design, in cui i prodotti trentini riescono ad esprimersi soprattutto nei segmenti premium, nonostante la grande concorrenza che caratterizza il mercato a causa del proliferare di prodotti di bassa qualità provenienti in particolare dall’Asia e che spesso cercano di sfruttare l’immagine dei nostri prodotti alimentando l’odioso fenomeno dell’Italian Sounding.
Il mercato statunitense insomma conserva intatto il suo appeal, ed in fin dei conti non potrebbe essere diversamente per un mercato enorme (325 milioni di abitanti), con un potere d’acquisto elevato ($57,300 pro capite) ed in costante crescita nonostante la competizione di tantissime economie emergenti. Per avere contezza delle proporzioni basti pensare che il prodotto interno lordo della California è equivalente a quello della Francia, quello del Texas vale quanto quello del Brasile, il Pil dello stato di Washington è quanto quello del Belgio, mentre quello dello stato di New York è pari a tutto quello del Canada.
Rispetto a Paesi come Cina, Brasile, India e Russia, dove inserirsi sul mercato è più difficoltoso, gli Stati Uniti offrono inoltre un sistema politico e giuridico stabile e imparziale, regole di diritto certe, una burocrazia snella, infrastrutture e servizi sviluppati, una logistica impeccabile e un settore pubblico efficiente.
Ed infine, non va dimenticato che oltreoceano il Made in Italy riesce a conquistare importanti fette di consumatori grazie alle caratteristiche dei propri prodotti come qualità, affidabilità, artigianalità e autenticità. Tutte peculiarità queste, che decisamente appartengono alle produzioni trentine.


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