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Il bio trentino: un mercato in crescita

Il settore biologico è in costante crescita in tutto il mondo ed ha ormai assunto dimensioni economiche notevoli. In Italia, ad esempio, secondo i dati elaborati da Nomisma, nel primo semestre del 2018, le vendite totali di cibo biologico hanno raggiunto 5,6 miliardi di euro, di cui 3,5 miliardi di euro nel mercato domestico, segnando un +8% rispetto all’anno precedente, ed i restanti circa 2 miliardi all’estero, con un crescita del +10% rispetto all’anno precedente.
Il biologico si conferma un settore dinamico e trainate anche in prospettiva internazionale, in grado di guidare le scelte d’acquisto di un numero crescente di consumatori in tutto il mondo. 

Le nazioni verso cui si registrano i maggiori flussi di export di prodotti bio Made in Italy sono Germania, Francia, Gran Bretagna, Danimarca e Paesi Bassi. Grande attenzione al green italiano è rivolta anche dai consumatori di Stati Uniti e Canada, Paesi nei quali il nostro export registra incrementi significativi (rispettivamente +81% e +76%): il 33% degli americani considera quello italiano il biologico qualitativamente migliore al mondo. Sono molteplici, inoltre, le opportunità rappresentate da mercati considerati promettenti, come quelli di Giappone e Australia, nei quali il trend di crescita annuo si attesta tra il 10 e il 15% (dati Nomisma 2018).

L’Italia non è soltanto uno dei maggiori esportatori mondiali di prodotti bio (con 1,91 miliardi di euro di fatturato contro i 2,4 degli americani è seconda solo agli Stati Uniti), ma è anche il primo Paese in Europa per numero di operatori (75.873 tra produttori, trasformatori ed importatori) ed il secondo per superficie coltivata (1.908.653 di ettari) (dati Sinab (2018).

In provincia di Trento, dove gli operatori biologici sono 1220 mentre la superficie agricola utilizzata ammonta a 4.868 ettari, l´agricoltura biologica rappresenta una realtà che si è andata sviluppando fin dalla fine degli anni settanta, promossa da varie associazioni e si è successivamente affermata in territori come la Val di Gresta (orticoltura), la Val Rendena (zootecnia), la Val di Non (frutticoltura), la Valle dell´Adige e la Valsugana (frutticoltura e viticoltura), valorizzando le risorse ambientali e le potenzialità produttive di tali territori. 

Il Trentino si caratterizza per un’offerta di prodotti biologici varia e diversificata che comprende le produzioni agricole ed i prodotti trasformati provinciali più significativi: vini, distillati, birre, olio di oliva, formaggi, carni e salumi, frutta e verdure, dolci, miele, confetture, pasta, ma anche tisane, erbe officinali e prodotti cosmetici.

Il bio infatti non è solo food: sugli scaffali dei negozi specializzati e della GDO, sono sempre più presenti anche cosmetici, saponi, detergenti per la casa, tessuti biologici e persino utensili da cucina, con una innovazione di prodotto che funziona. Tra tutte le categorie menzionate, i consumatori orientano i propri acquisti maggiormente nella categoria dei cosmetici bio, soprattutto se si tratta di prodotti per la cura del viso e del corpo o destinati ai bambini.
Ed i prodotti di questo comparto sono particolarmente apprezzati, dal momento che l'agricoltura in Trentino è anche una sorgente naturale di bellezza e salute. Calendula, malva e stella alpina diventano creme e maquillage, shampoo, balsamo e saponette, così come anche la mela renetta, l’olio extravergine d’oliva, il latte di asina e di capra, l’uva spina e soprattutto le erbe di montagna. Il settore delle piante officinali trentine, anche grazie al marchio collettivo “Trentinerbe”, si è guadagnato una significativa fetta di mercato, anche nei mercati esteri (in particolare in Medio Oriente) soprattutto nel settore luxury per la cura del corpo ed il benessere. 

Un settore in continua crescita su cui Trentino Sviluppo ha scelto di puntare con l’avvio di una serie di iniziative mirate a supportarne lo sviluppo e la visibilità in chiave di export. Un primo passo è rappresentato dalla partecipazione di un gruppo di imprese del settore alla più grande fiera internazionale del bio, la famosa Biofach/Vivaness, che si è tenuta a Norimberga tra il 13 e il 16 febbraio.

Ma quali sono i driver che spingono i consumatori ad acquistare prodotti biologici?
Il consumatore tipo dei prodotti bio è giovane e donna, spesso mamma, con un buon titolo di studio e un buon reddito. 

Le motivazioni di acquisto dei prodotti biologici sono molteplici e attengono principalmente a salute, sicurezza, qualità dei prodotti bio rispetto ai prodotti convenzionali e tutela per la biodiversità e il rispetto dell’ambiente. Quest’ultimo aspetto va letto in un’ottica di accentuata sensibilizzazione a livello mondiale su tematiche ambientali e di sostenibilità che ha reso il consumatore consapevole di come le proprie scelte d’acquisto vadano ad impattare non solo sul proprio benessere ma anche sull’ambiente circostante. In sintesi, si assiste ad un atteggiamento più maturo rispetto agli anni passati, dove il consumatore riponeva una fiducia indiscussa nel marchio che da solo garantiva qualità ed efficacia. 

Un’altra motivazione di acquisto significativa è da ricercare negli assortimenti sempre più ampi proposti dalla GDO, con scaffali dedicati e una maggiore disponibilità di alimenti bio (sempre più brand tradizionali si stanno aprendo al settore). Dal 2001 al 2016 le catene con referenze bio in assortimento sono cresciute del 144% con un corrispondente decisivo ampliamento dell’offerta di prodotti in assortimento (+330%). 

Questi risultati testimoniano la capacità delle aziende di produzione/trasformazione di migliorare via via la propria offerta in termini sia quantitativi sia qualitativi, della distribuzione (specializzata e non) di ampliare e valorizzare l’assortimento, ma soprattutto dell’aumentato interesse da parte dei consumatori nei confronti di una proposta di consumo capace di intercettare bisogni crescenti in termini soprattutto di salute e benessere, ma anche portatrice di valori socioculturali sensibili (km0, eco friendly, no cruelty ecc). Insomma, le motivazioni d’acquisto sono molteplici, ma spesso sovrapponibili, e i prodotti che ne sanno intercettare più d’una sono decisamente favoriti.

In un mercato globale, dove il consumatore è sempre più attento alla qualità e alla provenienza di ciò che acquista, la vera sfida per le aziende che operano in questo settore sarà dunque riuscire ad adattare i propri standard alle nuove regole di mercato e puntare sull’unicità.


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